La forma di spettacolo con prosa, musica e ballo

La forma di spettacolo con prosa, musica e ballo, frutto dell’elaborazione contemporanea e della sintesi di esperienze che l’arte dello spettacolo tradizionale teneva distinte e separate, porta l’eloquente nome di teatro totale. Partendo dal teatro mimetico dell’antichità, attraverso le esperienze della tragedia e della commedia antiche, e poi rinascimentali, e secentesche, passando ancora per il teatro in musica – il melodramma – il balletto, il dramma borghese ottocentesco e l’opera pirandelliana, la rivoluzione futurista e il teatro dell’assurdo, il punto di vista sul teatro, e sul modo di fare teatro, si è profondamente evoluto nel corso dei secoli fino alla concezione di una forma di spettacolo che ammette al proprio interno elementi del teatro di prosa, dell’opera e del ballo senza restrizioni di principio. Rinunciando ai codici e alle convenzioni tradizionali, il teatro totale ne adotta di proprie, ma tutte ispirate ad un’ideale di interdisciplinarità, supera i limiti della parola scritta e scopre, o meglio riscopre, l’autentica natura polidimensionale dell’opera teatrale, in cui costumi, luci, immagini e suoni sono parte integrante e non decoro o semplici accessori, e danno vita all’atto totale di un attore che non si identifica più con un personaggio, ma porta in scena la propria capacità performativa. Gli albori dello spettacolo sintetico di prosa, musica, ballo vanno ricercati nel teatro romantico tedesco in seno al quale Wagner elabora l'ideale di un teatro in cui convergono musica, drammaturgia, coreutica, poesia, arti figurative, al fine di realizzare una perfetta sintesi delle diverse arti. Esempio supremo di tale concezione era, per Wagner, la tragedia attica e specialmente eschilea, la cui vocazione interdisciplinare si era poi andata progressivamente perdendo, dapprima con Euripide e poi via via fino alla tradizione operistica, in particolar modo italiana; intento di Wagner era proprio quello di rifondare l'opera d'arte totale ed imporla come forma artistica perfetta e definitiva. Poco dopo Wagner, Aleksandr Skrjabin concepì il suo Prometeo o Poema del Fuoco, una grandiosa sinestesia artistica, per ottenere la quale progettò addirittura uno strumento che associava ad ogni nota un fascio di luce colorata che avrebbe dovuto inondare la sala. Un progetto, questo, talmente in anticipo sui tempi, che non fu possibile realizzarlo.

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