L’ambiente di decompressione per i subacquei

L’ambiente di decompressione per i subacquei – i quali vi ricorrono soprattutto al termine di immersioni di considerevole durata per prevenire o trattare la cosiddetta ‘malattia da decompressione’ – è propriamente definita ‘camera iperbarica’. Tecnicamente si definisce camera iperbarica un ambiente al cui interno la pressione dell’aria risulta superiore a quella atmosferica. Tale ambiente, nella forma in cui ancora oggi è utilizzato, fu ideato nel 1916 dal sommozzatore italiano Alberto Gianni col fine specifico di agevolare l’attività dei subacquei. Sin dall’inizio infatti, Gianni concepì la camera iperbarica come un ambiente di decompressione per quei subacquei che, avendo oltrepassato i tempi-limite di decompressione, erano tenuti a compiere lunghe soste di decompressione in acqua. Il nome che Gianni scelse originariamente di attribuire alla propria invenzione fu ‘cassa disazotatrice’. Più avanti la cassa assunse il nome di ‘camera di decompressione’ e solo in ultima battuta prese ad essere indicata col nome attuale di ‘camera iperbarica’. Quanto alla struttura materiale, si tratta di un ambiente di forma cilindrica, sigillato con portelli ermetici e collegato a bombole di ossigeno a pressione superiore a quella atmosferica. Oltre che come ambiente di decompressione per i subacquei, la camera iperbarica viene comunemente impiegata anche in campo medico, per curare pazienti affetti da varie patologie.         

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