Gli antichi cocchi da battaglia

Gli antichi cocchi da battaglia a due oppure a quattro ruote, forniti di lame taglienti e punte di ferro da ambo i lati, sulle ruote e sul timone, venivano chiamati carri falcati. Questi antichi cocchi da battaglia furono macchine da guerra usate principalmente dagli assiri, dai babilonesi e i persiani e dagli egizi. Le antiche cronache tramandano che Ramsete II, il più celebre faraone egiziano, possedeva un esercito dotato di ventisettemila carri.

Nel tempo, mutando anche le tecniche guerresche, i carri falcati divennero obsoleti. Lo storico romano Publio Flavio Vegezio Renato ne descrive efficacemente i limiti nella sua opera “L'arte della guerra", scritta nella prima metà del V secolo. Vegezio scrive che gli antichi cocchi da battaglia in origine incutevano un grande terrore, ma in seguito divennero addirittura oggetto di scherno. Per le loro caratteristiche, i carri falcati, infatti, potevano essere utilizzati efficacemente soltanto su distese completamente pianeggianti, dato che anche il più piccolo ostacolo poteva bloccarli. I Romani avevano trovato un mezzo estremamente efficace per contrastare la potenza distruttiva dei carri falcati: all’inizio degli scontri scagliavano nel campo di battaglia dei triboli, dei dispositivi bellici da difesa, costituiti da quattro pali, che restavano in piedi sui tre piedi, con il quarto che restava dritto. Gli antichi cocchi da battaglia, scontrandosi contro i triboli si distruggevano. Leonardo da Vinci realizzò un progetto di carro falcato costituito da un lungo carro a due ruote, sul quale erano applicate delle falci capaci di ruotare tramite un particolare meccanismo. Un modello in scala del carro falciante di Leonardo, ispirato agli antichi cocchi da battaglia, si trova esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano. 

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