Il canto funebre o piagnisteo

Il canto funebre o piagnisteo, composto secondo due modalità, con la presenza di una voce solista e di un coro che rispondeva, oppure con un'alternanza di cori, è chiamato trenodia. L'etimologia del nome del canto funebre o piagnisteo definito trenodia deriva dal termine greco trenos, treno, e odé, canto.

Nella Grecia antica il treno era un canto funebre distinto dall'epicedio, il componimento poetico scritto in onore di un defunto, poiché l'epicedio era eseguito alla presenza della persona deceduta, mentre il treno si eseguiva senza alcuna limitazione di tempo e di luogo. I due termini comunque venivano usati come se fossero ritenuti equivalenti. Il pianto di Andromaca per la morte di Ettore nell’Iliade di Omero è un classico esempio di trenodia: “Ettore, oh me disgraziata! Con una sorte nascemmo entrambi, tu a Troia nella casa di Priamo, io in Tebe sotto il Placo selvoso, in casa d’Eiezione, che mi nutrì piccina. Ora tu nelle case dell’Ade, nella terra profonda te ne vai, lasci me in dolore straziante, vedova nella casa: e il bimbo ancor non parla che abbiam generato tu e io, miseri. A lui tu non sarai difesa, Ettore, perché sei morto, né lui a te”. La trenodia è un canto funebre o piagnisteo, che molti autori greci, da Pindaro, a Simonide, a Eschilo riportano nelle loro opere. In epoca moderna il termine ha assunto un significato anche ironico, passando a indicare un piagnisteo o una lamentela  di gruppo, relativa a eventi anche risibili. Il compositore polacco Krzysztof Penderecki ha composto nel 1961 la Trenodia per le vittime di Hiroshima, una composizione musicale   ispirato al canto funebre o piagnisteo dell'antica Grecia.

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