Il celebre gruppo di undici poesie che Ezra Pound scrisse quando era prigioniero in Italia nel 1945

Il celebre gruppo di undici poesie che Ezra Pound scrisse quando era prigioniero in Italia nel 1945, dopo l’arresto da parte dei partigiani italiani, nel corso della reclusione ad Arena Metato, presso Pisa, porta il nome di Canti Pisani. A causa delle sue prese di posizione durante il conflitto mondiale, delle simpatie dichiarate per Benito Mussolini, degli endorsement ai fascisti più volte sbandierati sui giornali, l’americano Pound venne accusato di collaborazionismo e tradimento, reati per cui rischiava la pena di morte o l'ergastolo. Dopo alcune settimane di reclusione, in una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal freddo e dal caldo, Ezra Pund subì un tracollo fisico e mentale. Così gli fu assegnata una tenda presso l'infermeria del campo e gli fu consentito di scrivere a mano durante il giorno e usare la macchina da scrivere nelle ore serali. Instancabile, trascorse i mesi pisani componendo i Canti pisani. Delle 11 poesie che formano il segmento, particolarmente famoso è il 74°, in cui rievoca con linguaggio mitologico e simbolico la morte di Mussolini e dell'amante Clara Petacci, con l'esposizione dei corpi in Piazzale Loreto, descrivendo la fine del Duce con la celebre locuzione "uno schianto, non una lagna". In seguito a una perizia psichiatrica, che lo dichiarò infermo di mente, il processo fu rinviato e Pound fu internato nell'ospedale criminale federale "St. Elizabeths" di Washington. Le undici poesie che Ezra Pound scrisse quando era prigioniero in Italia nel 1945 sono una sinfonia non di parole, ma di frasi in libertà. Non si tratta però di caos fine a se stesso, perché le frasi sono legate da un "montaggio", anche se questo supera per libertà associativa, per distanza dei simbolismi, e per apparente incoerenza, quello di qualche parte dell' "Ulysses" e dell'eliotiana "Waste Land". Si tratta in sostanza di un montaggio di cui sfugge totalmente il connettivo, il nesso conduttore. La forma rappresenta i pensieri di un condannato a morte poco prima dell'esecuzione capitale: il poema è la fulminea ricapitolazione della storia di un mondo, senza alcun legame o rapporto di tempo e di spazio. Migliaia di personaggi, un fitto intarsio di citazioni in ogni lingua, ideogrammi cinesi, brani di musica, allusioni a tutto ciò che per cinquant'anni ha alimentato, nella storia, nella filosofia, nella medicina, nell'economia e nell'arte il pensiero moderno, non senza salti vertiginosi nel mondo del mito e della preistoria. Il tutto reso più vivo dal fatto che qua è là, in questi canti di prigioniero, si intravede un Pound nuovo, provato dal dolore, una voce che piange, che geme, che soffre.

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