Un'elemosina interessata

Un'elemosina interessata, elargita cioè non in modo incondizionato, ma per interesse, quindi in vista di un tornaconto personale o di un utile futuro, è indicata con un'espressione piuttosto curiosa, la cui origine risulta tuttora di dubbia interpretazione: si tratta dell'espressione “carità pelosa”. Secondo quanto riferito dalle scarse fonti a disposizione, l'origine dell'espressione risalirebbe ad un episodio storico, avente per protagonisti il condottiero Guglielmo I d'Inghilterra e il papa Alessandro II. L'episodio, narrato dal Guerrazzi e ripreso dal Pianigiani e dal Panzini rispettivamente nel Dizionario etimologico (1907) e nel Dizionario moderno (1908), ruota intorno alla reliquia inviata dal pontefice in risposta alla richiesta d'aiuto del  condottiero, ossia alcuni peli della barba di san Pietro contenuti all'interno di un anello. Si trattò in effetti di un'elemosina interessata, giacché Guglielmo, una volta vinta la guerra, ricompensò Alessandro II con larghe concessioni. Fonti posteriori tuttavia, sostengono che l'aneddoto sia in realtà un'invenzione a posteriori e che l'espressione usata per designare un'elemosina interessata derivi piuttosto dal modo di dire “avere il pelo sul cuore (o sullo stomaco)”, cioè “essere cinici, insensibili ai mali altrui”. Questo modo di dire, assai popolare nel XIX secolo, ricorre anche ne I Malavoglia di Giovanni Verga. Quanto invece all'espressione “carità pelosa”, essa ricorre in riferimento ad un'elemosina interessata nel XVIII capitolo de I Promessi Sposi, là dov'è pronunciata dal conte Attilio.  

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