L’esame che determina la capacità polmonare

L’esame che determina la capacità polmonare e che permette di misurare il volume dell’aria nelle diverse fasi della respirazione, è chiamato spirometria. La spirometria, parola composta dai termini greci spiro, respiro, e metria, misurazione, quindi, letteralmente “misurazione del respiro”, è l’esame clinico che determina la capacità polmonare e la funzionalità dell’apparato respiratorio. La spirometria è un esame che viene utilizzato per la diagnosi di malattie dell’apparato respiratorio, come l’asma, la tubercolosi e l’enfisema polmonare, ma è utile anche per individuare particolari malattie  cardio-circolatorie. La spirometria viene eseguita per mezzo di un apparecchio detto spirometro. L’esame spirometrico è utilizzato per determinare la capacità polmonare, ma integrato dalla scomposizione della combinazione centesimale dell’aria, è utile per definire il metabolismo energetico del paziente. La spirometria è un esame che non comporta problemi al paziente, che deve semplicemente soffiare nello spirometro. L’apparecchio, quindi, misura la funzionalità dei polmoni, determina la capacità polmonare, nello specifico il volume e la velocità con cui l'aria può essere inspirata o espirata. Il risultato dell'osservazione è formato da una serie di valori che individuano capacità e volumi polmonari, e la capacità di apertura dei bronchi, che clinicamente è definita il grado di pervietà. La spirometria è il più diffuso esame della funzione respiratoria. Al temine dell’esame della capacità polmonare sono possibili quattro diagnosi: quadro normale, quadro ostruttivo, quadro restrittivo e quadro misto, differenziato in quadro ostruttivo e quadro restrittivo. Ogni quadro patologico è classificato poi come lieve, moderato, grave o molto grave. L’esame che determina la capacità polmonare, però, va sempre integrato da altre indagini cliniche.

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