I peccatori danteschi punzecchiati da mosconi e vespe

I peccatori danteschi punzecchiati da mosconi e vespe che compaiono nel Terzo canto dell’Inferno di Dante, e che corrispondono a coloro che durante la loro vita non hanno mai agito né ai fini del bene né a quelli del male, sono gli “ignavi”. Dante li inserisce nell’Inferno poiché li considera immeritevoli delle gioie del Paradiso, e definisce queste anime come quelle di peccatori "che mai non fur vivi".

Questi peccatori danteschi sono puniti, come tutti gli altri, secondo la regola del contrappasso: ossia, quel principio che regola la pena dei peccatori secondo il contrario della loro colpa, o per analogia a essa. Pertanto, essi sono punzecchiati da mosconi e vespe mentre sono costretti a correre in cerchio per l'eternità, nudi, rincorrendo una insegna – che vola velocissima e volteggia su sé stessa. Il sangue dei peccatori di ignavia, che è amalgamato con le loro lacrime, viene inoltre succhiato da irritanti vermi. Dante considera questi peccatori colpevoli di non aver mai osato avere una propria idea, e di essersi limitati unicamente ad adeguare sempre sé stessi all’idea del più forte. Tra i peccatori danteschi che vengono punzecchiati da mosconi e vespe sono inclusi anche quegli Angeli che non si sono schierati nella battaglia persa da Lucifero contro Dio.

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