Il poeta che infiammava gli Spartani con i suoi canti

Il poeta che infiammava gli Spartani con i suoi canti, il quale, secondo la tradizione, visse a Sparta durante il VII secolo e combatté per questa città durante la seconda guerra messenica (650 circa a.C.), è l’autore di elegie Tirteo. Tirteo, secondo una leggenda, era un semplice maestro di scuola di origine ateniese, ed era storpio; la sua presenza a Sparta è spiegata con il fatto che gli Spartani, messi in crisi dai Messeni, su consiglio dell'oracolo di Delfi, chiesero un capitano agli Ateniesi, i quali inviarono per scherno a Sparta questo maestro deforme ed incapace in guerra. Secondo un’altra variante, Tirteo era un poeta.

Ad ogni modo, egli si dimostrò un valido aiuto in guerra, poiché infiammava gli Spartani con i suoi canti, fino a portarli alla vittoria. Sembra che Tirteo, in realtà, fu un cittadino spartano che era perfettamente integrato nel sistema ideologico della sua polis. La sua opera si inserisce tra le elegie guerresche, insieme ai carmi di Callino. Carmi simili hanno fatto pensare ad alcuni che l'elegia fosse indirizzata all'esercito, poiché infiammava gli Spartani all’azione militare: questa è un'ipotesi senza fondamento, perché l'elegia era rivolta alla corporazione politica dell'eteria; Tirteo infatti utilizza la prima persona plurale nelle forme verbali consolidando con i suoi canti l'identità della fazione. A conferma dei temi guerreschi delle sue opere, Ateneo riporta la testimonianza dello storico Filocoro, secondo il quale gli Spartani, dopo la vittoria sui Messeni, presero l'usanza nelle campagne militari di cantare a turno, dopo il pasto serale, i canti del poeta che ne infiammava gli animi.

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