L'esame filologico delle versioni di uno stesso testo

L'esame filologico delle versioni di uno stesso testo, vale a dire l'analisi delle edizioni precedenti e delle varie fasi correttorie dei manoscritti di un'opera letteraria porta il nome di variantistica. L’attenzione alle varianti d’autore non nasce improvvisa nella storia della critica letteraria, ma ha una lunga genesi che comincia almeno dal Bembo editore del Petrarca e teorico della lingua, a sua volta debitore, per certe riflessioni, di una tradizione anteriore.

Tuttavia, l'autentico padre della variantistica viene considerato Gianfranco Contini, uno dei più importanti filologi italiani del Novecento: la fondazione "ufficiale" della variantistica risale infatti al 1937, quando Gianfranco Contini, come recensione all’edizione Debenedetti di Ariosto, pubblica sulla rivista «Il Meridiano di Roma», il saggio che viene unanimemente considerato l’atto di fondazione della critica delle varianti: "Come lavorava l’Ariosto". Nelle varianti del Furioso il filologo rintraccia alcune costanti, alcuni elementi ricorrenti, che permettono di dare una descrizione della poetica ariostesca. L’esercizio critico, inoltre, permette a Contini di affrontare più in generale il problema del significato di uno studio delle correzioni del testo nelle sue ricadute estetiche e filosofiche, con la definizione del «modo dinamico» con cui si può vedere l’opera d’arte: una «perenne approssimazione al “valore”».

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