L'impresa che segnò l'inizio della fine dell'epopea napoleonica

L'impresa che segnò l'inizio della fine dell'epopea napoleonica, risolvendosi in una disastrosa disfatta e nell'annientamento della maggior parte delle truppe francesi guidate dall'imperatore e di quelle alleate, è l'impresa comunemente nota come campagna di Russia. All'origine di tale impresa, temporalmente collocata nel crepuscolo dell'epopea napoleonica, vi fu la violazione del cosiddetto “blocco commerciale” da parte dello zar Alessandro I, il quale, in aperto contrasto con la prescrizione napoleonica, riallacciò rapporti commerciali con l'Inghilterra. Fu allora, e precisamente nella primavera del 1812, che l'imperatore si pose a capo di una colossale spedizione punitiva, composta da oltre 700.000 uomini. Contrariamente alle aspettative però, la campagna di Russia segnò l'inizio della fine dell'epopea napoleonica: fiaccato infatti dalla tattica della “terra bruciata” infatti, il 19 ottobre l'imperatore fu costretto alla ritirata. Entusiasmate dall'esito dello scontro, le potenze europee diedero vita ad una nuova alleanza, cosicché nell'ottobre 1813 annientarono la restante parte della milizia napoleonica a Lipsia. Fu la fine dell'epopea napoleonica: l'imperatore sconfitto infatti, fu costretto ad abdicare e a ritirarsi in esilio sull'isola d'Elba. Seguì infine la fuga e l'esperienza dei famosi “cento giorni”, tragicamente chiusi dalla disfatta di Waterloo (18 giugno 1815) e dall'esilio definitivo sull'isola di Sant'Elena, dove Napoleone morì il 5 maggio 1821.    

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