Il locale dove i Romani tenevano il Falerno

Il locale dove i Romani tenevano il Falerno, ovvero il vino prodotto nell’antica Campania settentrionale, nel cosiddetto ager Falernus, coincidente oggi con una parte dell’attuale provincia di Casera, è propriamente chiamato cella vinaria. In verità questo termine è comunemente usato in riferimento ad ambienti diversi, a seconda che si parli di templi pagani o di vere e proprie abitazioni.

Nei templi pagani la cella vinaria costituiva il locale più interno e protetto dell’intero edificio, dove era custodito il simulacro della divinità dedicataria. Diversamente nella domus, la caratteristica villa romana, la cella vinaria costituiva il locale dove i Romani tenevano il Falerno, solitamente contenuto all’interno di speciali anfore chiamate “doli”. Funzionalmente affine alle odierne cantine, la cella vinaria non costituiva soltanto il locale dove i Romani tenevano il Falerno, ma anche quello in cui essi tenevano granaglie, olio e altre derrate alimentari a lunga conservazione. A Roma, ma anche a Pompei e in Puglia, sono state rinvenute celle vinarie assai ben conservate. Simili rinvenimenti hanno dimostrato che alla progettazione del locale dove tenevano il Falerno e altri prodotti, i Romani erano soliti riservare norme assai precise e soprattutto costanti. Le varie celle presentano infatti analoga struttura e dimensioni, sempre rigorosamente calcolate in base al numero di doli da conservare.

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