I minerali da cui si estrae materiale radioattivo

I minerali da cui si estrae materiale radioattivo sono moltissimi in natura. Benché i due principali coincidano con l’uraninite (detta anche pechblenda) e con la carnotite, i minerali uraniferi – questa la denominazione assegnata all’insieme dei minerali da cui si estrae materiale radioattivo – sono più di 150. Il motivo per cui tali minerali sono indicati come uraniferi risiede nel fatto che il materiale radioattivo che da essi si estrae coincide prevalentemente con l’elemento chimico noto come uranio (dal greco uranós, “cielo”).  

L’uranio è l’elemento chimico di numero atomico 92. Il suo simbolo è U. Allo stato puro, esso si presenta come un metallo bianco argenteo, lievemente più tenero dell’acciaio. Dal momento in cui nel 1896 A.H. Becquerel lo identificò come materiale radioattivo, l’uranio prese ad essere impiegato come combustibile nei reattori nucleari e per la costruzione di armi nucleari. I minerali da cui si estrae materiale radioattivo – noti come minerali uraniferi – si suddividono in due distinti gruppi: i cosiddetti minerali primari, i quali in genere presentano una colorazione scura, costituiscono senz’altro il principale gruppo di minerali uraniferi. Esso include l’uraninite. Meno importante il gruppo dei cosiddetti minerali secondari, di cui fa parte la carnotite. I minerali non sono le uniche fonti da cui si estrae il materiale radioattivo. Tracce di uranio sono presenti ovunque in natura: nelle rocce, nel suolo, nelle acque e perfino negli organismi viventi. 

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