La mitologica giovane tramutata in ragno

La mitologica giovane tramutata in ragno, la cui storia viene narrata da Ovidio nel VI libro dell'opera dal titolo "Le Metamorfosi", è il personaggio di Aracne. Aracne, figlia del tintore Idmone, viveva nella città di Colofone, in Lidia, dove era famosa per la sua abilità di tessitrice. Aracne era così orgogliosa della sua bravura, che rasentava la perfezione, che osò sfidare la dea Atena in una gara pubblica. La dea fu travolta dall’ira, ma ugualmente si recò da Aracne sotto mentite spoglie, per suggerirle di accontentarsi di essere la migliore tessitrice tra i mortali. La fanciulla non si tirò indietro, così la dea le apparve nella sua grandezza e dichiarò aperta la competizione. Atena rappresentò nella tela le sue imprese e i suoi attributi divini, mentre Aracne riprodusse gli amori e le astuzie degli dei. L’opera della fanciulla era così perfetta che scatenò l’ira della dea che distrusse tutto il suo lavoro. Aracne, per il dolore, si suicidò, ma Atena decise che la mitologica giovane non meritasse la morte ma soltanto di essere tramutata in ragno. “Vivi, ma penzola!”: sono le parole che Ovidio attribuisce alla dea. Aracne fu condannata , per la sua arroganza, a filare e tessere per l’eternità. La favola mitologica della giovane tramutata in ragno ha ispirato artisti di tutte le epoche come Rubens, il  Velasquez, e Tintoretto.. Francesco del Cossa affrescò con la storia di Aracne una parete di Palazzo Schifanoia, a Ferrara, mentre Taddeo Zuccari, le stanze del Palazzo Farnese di Caprarola. 

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