Un museo in cui si conservano riproduzioni in gesso

Un museo in cui si conservano riproduzioni in gesso di statue realizzate in altro materiale – come bronzo, marmo e terracotta – è definito con un termine la cui etimologia risale al greco antico gypsos, che in italiano significa appunto “gesso”: il termine in questione è “gipsoteca”. L’altro nome con cui spesso si fa riferimento ad un museo in cui si conservano riproduzioni in gesso è “calcoteca”, a sua volta derivato dalla radice greca chalkos, “bronzo”, con esplicita allusione al materiale originario delle riproduzioni.

Il più grande museo in cui si conservano riproduzioni in gesso in Italia è il Museo dell’Arte Classica che, istituito da Emanuel Löwy sul finire del XIX secolo, nel 1935 fu trasferito presso i locali dell’Università “La Sapienza” di Roma. Nel Museo si conservano circa milleduecento riproduzioni in gesso di sculture greche collocate in ogni parte del mondo. Disposte in ordine cronologico, le riproduzioni in gesso conservate presso il Museo dell’Arte Classica di Roma offrono la possibilità di seguire l’intero sviluppo della scultura greca attraverso i secoli, dal periodo arcaico all’ellenismo. Altra famosa gipsoteca italiana è quella di Possagno, in provincia di Treviso. In essa si conservano riproduzioni in gesso delle opere dello scultore neoclassicista Antonio Canova.  

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