Le note stenografiche degli antichi Romani

Le note stenografiche degli antichi Romani, ossia quei segni tachigrafici che gli antichi Romani impiegavano nella scrittura per abbreviare le parole d'uso frequente portano il nome di note tironiane. Le note stenografiche degli antichi Romani devono il loro nome alla figura di Marco Tullio Tirone, liberto e scriba di Cicerone, il quale per trascrivere i discorsi di Cicerone aveva inventato un sistema di simboli da impiegare a fini stenografici, per velocizzare il lavoro di trascrizione mediante l’abbreviazione delle forme più ricorrenti, parole e parti di parole. Il loro primo utilizzo fu riportato dallo storico Plutarco, che lo colloca intorno al 63 a.C., quando Tirone trascrisse un discorso di Catone il Giovane contro Catilina. Il sistema delle note stenografiche ideato dal liberto di Cicerone consisteva in circa 4.000 simboli che sostituivano le radici verbali o le loro lettere finali; in epoca classica talvolta arrivava a 5.000 simboli. Nel periodo medievale le note tironiane venivano usate nei monasteri e il sistema arrivò a contare circa 13.000 simboli. L'uso delle note declinò dopo il 1100 ma in alcuni casi fu usato fino al XVII secolo. Pare che Tirone sia stato anche l'inventore dell'oramai capillarmente usato simbolo "&", chiamato di norma "E commerciale". Dalle note stenografiche degli antichi Romani ideate da Tirone discese in epoca moderna la stenografia.

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