La raccolta di liriche di Ungaretti pubblicata nel 1933

La raccolta di liriche di Ungaretti pubblicata nel 1933 è incentrata sul tema della percezione del tempo, inteso come scarto continuo e problematico fra presente, passato ed eterno, e porta l’eloquente titolo di Sentimento del Tempo. Sia dal punto di vista stilistico, sia dal punto di vista dei temi e delle immagini adottate, la cifra delle liriche che Ungaretti compone per la sua raccolta del 1933 può essere individuata in una inattesa distensione della poesia entro forme più ampie e soprattutto garantite dalla tradizione, in coerenza con la "restaurazione della lirica" che si attua in Italia, a partire all'incirca dagli anni venti, per reazione all’acceso sperimentalismo delle avanguardie. Questa restaurazione, nella raccolta di liriche che Ungaretti pubblica nel 1933 si concretizza in una drastica rottura con la poesia ermetica a cui fino a questo momento l’autore ha abituato il suo pubblico, sia sul piano contenutistico, sia su quello formale. Le liriche appaiono ricche di figure mitologiche, la sezione principale dell'opera prende il nome di "La fine di Crono", padre di Zeus e simbolo del tempo, compare il sentimento religioso, Roma figura nella raccolta come la città barocca per eccellenza, e come la città eterna ove non esistono leggi temporali, città incapace di tramontare nel tempo. Il discorso di Ungaretti si fa più complesso, ricco di preziosità, recupera la punteggiatura, si distende in forme liriche di lungo respiro, e si avvicina alla poesia neoclassica e al barocco romano lirico. Ritorno alla tradizione poetica della letteratura italiana senza però rifiutare le novità formali maturate già ne L’Allegria, la raccolta ungarettiana del 1933 Sentimento del Tempo ripristina la metrica classica, con l’uso dell’endecasillabo, del novenario, del settenario; riabilita l'uso degli aggettivi e della sintassi; reintroduce l’uso delle maggiori figure retoriche della tradizione di parole allusive e indeterminate di ascendenza ottocentesca, nell’intento di definire una poesia pura e letterariamente nobilitata.

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