I saccenti che tentarono di cogliere in fallo Gesù

I saccenti che tentarono di cogliere in fallo Gesù – perlomeno stando a quanto tramandato dai tre vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca) – sono i cosiddetti dottori della legge, conosciuti anche con il nome di scribi. Costoro sono tradizionalmente indicati come professionisti esperti nello studio delle Sacre Scritture nonché nella spiegazione della Torah, ovvero la legge dell’Antico Testamento. Dalle diverse versioni del racconto evangelico si apprende che almeno in un’occasione gli scribi – uomini resi saccenti dall’esclusività del loro sapere – tentarono di cogliere in fallo Gesù domandandogli se fosse legittimo che gli Ebrei dovessero obbligatoriamente versare ul tributo agli occupanti Romani o se invece essi avrebbero fatto meglio ad opporsi. Nel vangelo secondo Luca è detto esplicitamente che tale manovra degli scribi  aveva come obiettivo specifico quello di indurre Gesù a dichiarare la propria contrarietà al tributo, in modo tale da poterlo consegnare poi nelle mani del governatore responsabile della riscossione dei tributi. Tuttavia è narrato che Gesù, essendo al corrente della loro ipocrisia, reagì alla domanda prima invitandoli a mostrargli una moneta e poi interrogandoli in merito all’immagine e all’iscrizione presenti sulla moneta stessa. Alla risposta che si trattava di Cesare, Gesù pronunciò la celebre frase «Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio», lasciando esterrefatti i suoi saccenti interlocutori. Fallito infatti il tentativo di cogliere in fallo Gesù, a costoro non restò che allontanarsi in silenzio.  

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