Uno studioso della cultura e delle lingue del Talmud

Uno studioso della cultura e delle lingue del Talmud, raccolta di di sessantatré trattati la cui mole nel complesso abbondantemente supera le 6200 pagine, è propriamente designato con il titolo di ebraista. Del resto il Talmud, dall’ebraico talmud, traducibile in italiano come “insegnamento, studio, discussione”, costituisce uno dei fondamentali testi sacri dell’ebraismo.

La figura dello studioso della cultura e delle lingue del Talmud prese ad affermarsi sin dai tempi immediatamente successivi alla stesura del Talmud stesso , incarnandosi nei cosiddetti Gheonim, titolo onorifico attribuito ai presidenti delle due principali accademie talmudiche, aventi rispettivamente sede a Babilonia di Sura e di Pumbedita e attive durante il califfato abbaside. Compito principale dello studioso della cultura e delle lingue del Talmud è quello di offrire una corretta interpretazione del testo, il quale appare spesso criptico e difficile da comprendere. Una delle principali difficoltà del Talmud risiede nelle lingue in cui esso è stato composto. Esso include infatti molti termini tratti dal greco e dal persiano, i quali, col tempo, hanno finito per risultare oscuri. Uno studioso della cultura e delle lingue del Talmud, per essere valido, dovrebbe anzitutto essere in grado di spiegare il significato di queste parole, oltre che quello dei passaggi che le contengono.             

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